Fotoclub Bruneck | Brunico

"Ein Foto ist ein Geheimnis über ein Geheimnis. Je mehr es uns verrät, desto weniger wissen wir…" Arbus, Diane —- Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento. (Henri Cartier-Bresson)

Urfaut, fotografo-hacker crea dagherrotipo digitale


DAVIDE PYRIOCHOS (8 febbraio 2014, cult.veneziepost.it)

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A prima vista sembrano foto d’altri tempi: vecchie polaroid in bianco e nero appese a una parete. Avvicinandosi balza però agli occhi che sono rigide, resinose. Girandole, si scoprono sul retro un chip e una linguetta metallica. Sono in realtà schermi di e-reader su cui è stata caricata un’immagine, che resta incredibilmente impressa sulla superficie senza l’intervento di batterie né collegamenti elettrici. Sono un’invenzione, una sfida, un supporto fotografico inedito: sono i “dagherrotipi digitali” di Urfaut (urfaut.com), in mostra dal 4 al 22 febbraio alla galleria Foto Forum (foto-forum.it) di Bolzano.

«Da più di 10 anni – spiega l’autore – porto avanti una ricerca sull’alchimia e le immagini archetipiche codificate nei Tarocchi. Per realizzare le serie che avevo in mente, volevo però un supporto nuovo, adatto allo scopo. Il lavoro è iniziato un anno fa, quando ho letto che un Kindle Amazon, o qualunque altro e-reader, non consuma energia quando una pagina di libro viene letta: l’elettricità è richiesta solo per visualizzare una pagina nuova». Ciò spiega come mai i “dagherrotipi” di Urfaut mostrino un’immagine come fossero vecchie foto di carta, senza bisogno di alcun collegamento elettrico. Raggiungere il risultato finale è stato però tutt’altro che semplice.

Gli schermi di e-reader attualmente in uso non permettono ai proprietari di caricare immagini in autonomia. Urfaut ha perciò studiato i manuali che descrivono il funzionamento dei libri elettronici, ha frequentato per mesi blog su internet, e grazie all’aiuto di ingegneri affascinati dal progetto, ha apportato a un e-reader le opportune modifiche di hardware e software per caricare sugli schermi immagini fotografiche. Quel primo e-reader, dotato di batteria, scheda madre modificata, chip processore, e collegamento per i monitor “vergini” (i “dagherrotipi” da imprimere, gli “e-paper”) è diventato così la sua “camera oscura” digitale, che “infetta” d’immagini schermi programmati per le sole pagine dei libri.

«Ciò che più mi affascina di questo lavoro – spiega Urfaut – è che il funzionamento degli schermi digitali è in realtà molto simile alla fotografia classica». Nell’era analogica, un foglio di carta ricco di sali d’argento veniva colpito – dentro la camera oscura – da un flusso di fotoni. Il negativo, lavorando come un filtro, lasciava passare pochi o nessun fotone per il bianco del foglio di carta, molti fotoni per il nero, più o meno intenso a seconda della cristallizzazione dei sali. «Con gli schermi digitali attualmente in commercio, abbiamo piccole sfere bianche e nere immerse in un liquido viscoso. L’impulso elettrico – dice il fotografo-hacker – porta in superficie le une o le altre e crea così 16 differenti tonalità di grigio. Con la mia tecnica la foto digitale mantiene la stessa granulosità della fotografia analogica, che la moderna stampa digitale invece perde».

Un risultato estetico fondato su un problema filosofico: «Tutta la riflessione sulla fotografia classica, da Bergson e Barthes, parlava dell’immagine fotografica come di un “attimo congelato” che si fissa nella materia. Col digitale – argomenta l’artista – salta tutto, perché la visualizzazione sugli schermi dei computer è “a caldo”, è retro-illuminata. E soprattutto è instabile, perché sullo stesso schermo visualizziamo qualunque immagine un istante dopo l’altro. Io non ho nulla contro il digitale, ma serviva un ponte tra i due linguaggi, qualcosa che garantisse la comunicazione tra le due ere, altrimenti anche tutta la riflessione filosofica rischia di andare perduta».

Il “dagherrotipo digitale” è questo ponte. «La parte più difficile – racconta Urfaut – per la quale sono rimasto chiuso nella mia stanza per 5 mesi, è stata la rifinitura della visualizzazione. In un primo momento infatti le immagini apparivano sugli schermi, ma la qualità era disastrosa. Scoprire tutti i trucchi, le piccole modifiche che hanno alzato la qualità dell’immagine, è stata la cosa più dura». Per regalare alla nuova era digitale un ponte col passato, ne valeva però la pena. Come vale la pena giocare sul piano semantico con le 22 foto della serie in mostra a Bolzano, per cogliere le differenze rispetto agli arcani con cui dialogano. «La tesi di fondo – svela Urfaut – è il depotenziamento del mascolino e l’emergere del femminino. Ma qui – conclude – il discorso di fa lungo (http://www.margutte.com/?p=4017)».

S C H A U F E N S T E R: Urfaut „urtype“ 04.02. – 22.02.2014

G A L E R I E: Horatiu Sava „Transilvania“ 22.01. – 22.02.2014

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2 Kommentare zu “Urfaut, fotografo-hacker crea dagherrotipo digitale

  1. Geom. Fabio De Bettin
    11. Februar 2014

    Complimenti! Ma non ho capito dove sta’ ‘sto schaufenster. Me lo dirai. Notte. Papa’

    • silviadebettin
      12. Februar 2014

      … devo andare a trovare la Gallerista a Bolzano all‘ Foto-Forum e spero di trovare anche la famosa vetrina… 🙂

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Dieser Eintrag wurde veröffentlicht am 11. Februar 2014 von in Ausstellungen - mostre.
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